KIEV, 20 SETTEMBRE 2026 – È stata dichiarata una «situazione di pericolo a causa di droni» a Kiev. L’allerta è stata comunicata dal portale ufficiale della capitale ucraina attraverso Telegram, con l’invito alla popolazione a recarsi «immediatamente nei rifugi antiaerei».
Contemporaneamente, la Russia ha denunciato un massiccio attacco con droni contro Mosca e la regione circostante. Secondo le autorità russe, l’offensiva ha provocato almeno due morti e danni a un’importante raffineria di petrolio. Il sindaco di Mosca Sergei Sobyanin ha riferito che centinaia di droni sono stati diretti verso la capitale.
Il governatore della regione di Mosca, Andrei Vorobiov, ha riferito che 249 droni sono stati abbattuti nell’area, mentre diverse zone residenziali hanno riportato danni. Circa 400 persone, tra cui 70 bambini, sono state evacuate da un edificio residenziale danneggiato nel distretto di Ramenskoye.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha affermato che nell’attacco contro Mosca sarebbero stati impiegati anche missili da crociera e balistici. Le autorità ucraine non hanno finora rivendicato ufficialmente l’attacco, mentre Mosca ha parlato di uno dei più grandi attacchi con droni subiti dalla regione.
Trump firma la nuova legge sulle sanzioni
Sul fronte diplomatico, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato la nuova legge sulle sanzioni contro la Russia, dopo l’approvazione da parte del Congresso. Il provvedimento, denominato «Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act of 2026», introduce nuove misure contro Mosca e amplia gli strumenti a disposizione dell’amministrazione americana.
Le sanzioni riguardano in particolare i settori energetico e della difesa russi, oltre a Vladimir Putin, altri alti funzionari e la cosiddetta «shadow fleet», la flotta di petroliere utilizzata per aggirare le sanzioni occidentali. La legge autorizza inoltre Trump a imporre dazi fino al 100% sui principali acquirenti di petrolio e gas russi.
La firma arriva mentre proseguono gli attacchi aerei tra Russia e Ucraina e si intensifica la pressione internazionale sul Cremlino. Il presidente ucraino Zelensky aveva sostenuto l’approvazione del provvedimento da parte del Congresso.






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