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Medio Oriente, Israele respinge la roadmap Usa su Gaza. Netanyahu: «Nessun ritiro finché Hamas non sarà disarmato»

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TEL AVIV – Resta alta la tensione sul fronte mediorientale dopo il rifiuto di Israele del documento in 15 punti su Gaza annunciato dagli Stati Uniti e presentato dal Board of Peace. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha chiarito che Israele non intende ritirare le proprie forze dalla Striscia finché Hamas non sarà effettivamente disarmato.

Si tratta della prima dichiarazione pubblica di Netanyahu sulla roadmap. Il premier israeliano ha inoltre ribadito la propria posizione sul futuro politico dei territori palestinesi: «Finché sarò primo ministro, non ci sarà alcuno Stato palestinese, né a Gaza né in Cisgiordania».

La reazione di Hamas non si è fatta attendere. Il movimento ha affermato di aspettarsi che «i mediatori e il garante americano facciano pressione su Netanyahu affinché rispetti la tabella di marcia e non ostacoli il processo per ragioni elettorali».

Iran-Usa, nessun negoziato diretto

Sul fronte del confronto tra Iran e Stati Uniti, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha dichiarato che non sono in corso colloqui diretti tra Teheran e Washington. Secondo quanto riportato da Reuters, ci sarebbe soltanto uno scambio di messaggi attraverso intermediari.

Nel frattempo, l’Iran continua a porre condizioni per una possibile riapertura dello Stretto di Hormuz, una delle principali rotte energetiche mondiali.

Il segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, Ali Larijani Zolqadr, ha dichiarato che «finché l’America non correggerà il suo comportamento, lo Stretto di Hormuz non sarà riaperto».

Tra le condizioni indicate da Teheran figurano la fine della guerra anche nei confronti degli alleati dell’Iran, la rimozione del blocco navale, il ritiro delle truppe, il risarcimento dei danni subiti, la revoca delle sanzioni e lo sblocco dei beni iraniani congelati.

Una posizione che lascia però aperto uno spiraglio diplomatico. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha infatti affermato che è necessario uscire dalla situazione di «né guerra né pace» e che questo potrebbe essere «il momento migliore per un accordo».

Gli Houthi colpiscono al-Makha

Intanto, sul fronte yemenita, gli Houthi, che controllano gran parte del nord-ovest dello Yemen, hanno colpito il porto sud-occidentale di al-Makha, sul Mar Rosso.

La città è sotto il controllo della Resistenza Nazionale Yemenita, una coalizione alleata del governo riconosciuto dalle Nazioni Unite e impegnata nel conflitto contro gli insorti sostenuti dall’Iran.

Gli sviluppi sul terreno si intrecciano così con i tentativi diplomatici in corso, mentre restano aperti diversi fronti di crisi: dalla Striscia di Gaza al confronto tra Iran e Stati Uniti, fino alla situazione nello Yemen e alla sicurezza delle rotte marittime del Mar Rosso e dello Stretto di Hormuz.

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